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  • Fiorellino

Nächster Alt "Arth-Goldau"

Per anni e anni, quando ero all'università, facevo periodicamente il classico tragitto di tanti studenti ticinesi tra il nord della Svizzera e il Ticino, col binario 7, al venerdì sera in giù e ritorno la domenica sera. Di solito lo facevo solo per le vacanze, per vedere i genitori, mentre i miei fine settimana erano spesso divisi tra Zurigo e Ginevra, qualche volta Neuchâtel e Friborgo, dove residevano le mie amiche.

Una cosa che mi è sempre piaciuta di quel viaggio (a parte l'annuncio ad Arth-Goldau ;)) è l'uscita dal tunnel del Gottardo. Il tempo necessario ad attraversarlo è secondo me sufficiente ad abituarsi al buio ed essere spaesati al punto che quando si arriva all'uscita è sempre una sorpresa riscoprire il giorno, la notte, il bello, il brutto o la differenza di stagione tra il su e il giù. Ma al momento che precede l'uscita effettiva all'esterno, c'è sempre un istante di trepidazione, del chissà che tempo fa, chissà cosa si trova.





Mi è venuta in mente quella sensazione pensando alla mia situazione attuale. Mi ritrovo in un periodo di cambiamento estremo senza sapere veramente che aspetto avrà l'uscita dal tunnel. Non vedo l'ora di vedere l'uscita ma ne ho anche un po' paura, la trepidazione della sorpresa è bella ma lo sconosciuto può anche mettere in ansia e in questo momento di ansia ne ho da vendere.

Come da protocollo cerco di non guardare le montagne che ho davanti, ma concentrarmi sul prossimo passo e prepararmi a quello. Ciò permette di mantenere le emozioni a livello accettabile.

Però c'è quel bisogno di programmare, di capire, di organizzare. E c'è anche un terrore estremo all'idea di lasciare indietro una parte di me. Quando l'altro giorno ho preso appuntamento con l'avvocata, ho accettato la responsabilità di aver lanciato una palla. Il processo si è messo in moto e dove e come finirà non ne sono sicura. So che parto, ma non so se torno. E se non torno, cosa faccio? È terrificante.



Quando ho lasciato la Svizzera per l'America ricordo che avevo una bellissima sensazione di potenziale. Avevo questa sensazione di avere (quasi) tutte le porte aperte davanti a me. Avevo il tempo e la possibilità di riflettere, e scegliere, e cercare e trovare quello che volevo fare. Non avevo fatto i conti con quello che essere una mamma sola con baby a casa tutto il giorno fa alla psiche. Comunque. Mi ricordo quella sensazione di apertura e curiosità. 11 anni dopo torno in patria e non so come cosa. Senza lavoro, con metà della mia prole, e il mio gatto. Futuro incerto. Terrificante.

Oggi e gli ultimi due meravigliosi giorni sono cominciati con brina e cielo blu, che mi danno quella sensazione di speranza e ottimismo. La primavera è alle porte. Mi sono proiettata alla fine di questo tunnel di divorzio, vendita della casa, trasferimento in Svizzera di metà della mia famiglia, e poi? L'altra metà della prole è convinta che ci raggiungerà per l'inizio del nuovo anno scolastico. L'altra metà del divorzio è convinta che non troverà mai un posto in Svizzera e se per miracolo ce n'è uno per lui non sarà sicuramente a Zurigo. Il che praticamente rende impossibile anche immaginare una riunione famigliare. E qua sorge il panico. Vivo un po' nella speranza (illusione?) che alla fine le cose si risolvono sempre se tutti lo vogliono e che la soluzione la scopriremo vivendo.

Ora però dopo questa rivelazione e realizzazione, mi faccio domande. Che tempo farà all'uscita?


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Lucy