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  • Fiorellino

Dov'è la mia tribù?

Qualche anno fa ho frequentato un gruppo di sostegno che tra le altre cose mi ha permesso di conoscere un gruppo svariato di persone. Le lunghe discussioni con i membri di tale gruppo mi hanno permesso di dare una sbirciata nella vita e nel mondo da punti di vista ed esperienze molto diversi da quelli a cui sono normalmente confrontata. Sono tremendamente grata di quell'esperienza e di quello che mi ha portato. Un messaggio che mi è rimasto a mente da una di queste persone, è il fatto che indipendentemente dalla nostra origine famigliare e culturale, resta a noi stessi la scelta della nostra tribù. La tribù era definita in questo caso come l'insieme delle persone con il quale possiamo essere noi stessi appieno, senza alcun giudizio vissuto o risentito.



Nel corso della mia vita mi sono spostata 3 volte in modo significativo, e ogni volta i cambiamenti hanno portato allo sfoltimento della mia rete sociale. Il che ha fortemente contribuito al fatto che miei legami più forti siano con persone singole, e non un gruppo. Nel gruppo ci si deve stare, essere, coll'individuo è sufficiente comunicare più o meno regolarmente. Alcune amicizie hanno resistito decenni, sono quelli per la vita. Altre si sono sfumate abbastanza in fretta. Credo che in generale io sia sempre stata fortunata e ho avuto solo poche grandi delusioni da persone che credevo mi fossero vicine. Sono convinta che ci siano persone meravigliose in ogni luogo del mondo, anche se a volte sono nascoste tra la gente, e la gente si sa, è spesso stupida. Il branco è facilmente manipolabile, ma nell'individuo si ritrova l'umanità.


Negli ultimi anni però mi è diventato più difficile creare nuove relazioni. Sono diventata un'etichetta, la moglie di., e la mamma di., e senza un lavoro indipendente (dal marito), o un carattere estroverso che mi permetta di crearmi amicizie spontaneamente, mi sono ritrovata a creare dei legami con persone con cui mi trovo relativamente bene ma solo in modo superficiale e circostanziale. Siamo animali sociali, avvicinarsi al prossimo è perfettamente naturale. Ma sentirsi parte di una tribù è tutt'altra cosa. Provai invidia quel giorno che nel gruppo di sostegno quella persona mi presentò la sua idea di tribù. Ero gelosa del suo senso di appartenenza che non provavo da tanto tempo.



Quando si cambia paese e si cambia cultura, non è sempre facile integrarsi. Anche quando si è considerati expat e non immigranti, anche quando si hanno diplomi universitari e si parla la lingua, non si trova sempre un villaggio ad accoglierci. Sicuramente non aiuta il fatto che io cerchi sempre di sfuggire al ghetto, quindi evito di cercare attivamente contatto con le persone della mia stessa origine. Ma in definitiva penso che siano entrati in gioco una combinazione di elementi di cui in particolare la mia età, stato sociale, stato professionale e carattere, che mi hanno reso difficile l'integrazione mentale in questo mio paese d'accoglienza.


Ad essere sincera quello che mi ha lanciato su una riflessione sulle mie relazioni attuali riguarda il cerchio più stretto della mia tribù. Mi è capitato molto di recente di sentirmi profondamente incompresa da persone della mia tribù. E non sto parlando di differenze di opinioni, perché quelle contano fino ad un certo punto nel sentirsi accettato dalla tribù. Ma la sofferenza e delusione che hanno seguito i due episodi d'incomprensione, mi hanno fatto mettere in dubbio l'esistenza stessa della mia tribù. O magari il valore e le aspettative che do ai membri della mia tribù. Domande tipo Cosa voglio? Di cosa ho bisogno? È realista?



Se si mettono in priorità i propri bisogni, e questi non vengono riempiti, fino a dove si deve andare a cercare il compromesso prima di compromettere la propria integrità verso se stessi? Ci si può lasciare andare a metà, o solo un po'? Si può essere sinceri fino ad una soglia, al di là del quale si sa ci saranno rigetto e giudizio?


Col tempo e l'esperienza si cambia, e cambiando si accettano e si rigettano cose diverse da prima. Credo che sia inevitabile che le relazioni cambino nel tempo. Credo anche che l'affetto per le persone possa rimanere nonostante i cambiamenti, anzi forse a volte accettare i propri limiti e/o bisogni può anche creare qualcosa di più profondo perché più sincero. Purtroppo a volte diventa troppo difficile ritrovare una via e qualcosa si rompe. Ci si allontana un po', ci si fida di meno. Ci si crea uno strato in più alla corazza e ci si chiede dove si ha sbagliato. Ho mal interpretato la reazione? Forse ho espresso male il mio bisogno. Forse hanno ragione e quello che ho pensato e su cui ho lavorato gli ultimi 10 o 20 anni e più è un'illusione, o una scusa, che mi permettono di crogiolarmi nel buio della mia mente, invece di mandar giù il rospo, far finta di nulla, far quello che ci si aspetta da una persona che sta bene, andare avanti, giocare il mio ruolo. Magari alla fine si vince un premio. Magari alla fine ti dicono che nonostante tu sia nata con quel carattere e personalità, e che crescendo hai sviluppato quelle capacità e problemi, sei riuscita ad ignorare tutto, hai fatto finta di essere come tutti gli altri, e visto che siamo tutti uguali dobbiamo accettare tutto, e quindi brava. Hai vinto. O magari anche no.


Sono arrabbiata. E confusa.



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