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  • Fiorellino

Lucy

Esistono cosi tante tipologie diverse di dipendenza che è probabilmente giustificato pensare che faccia parte della natura umana. Evolutivamente parlando ha perfettamente senso. Il nostro cervello è programmato per ripetere quello che ci fa star bene, perché biologicamente parlando quello che ci fa star bene è quello che ci permette di sopravvivere e mantenere la specie. Cibo, acqua, connessione, sesso. I primi due ci nutrono, l'ultimo ci moltiplica. E la connessione? Siamo animali sociali, e per un'ottima ragione. L'essere umano non possiede nessuna protezione fisica naturale, né dalle intemperie né dai predatori, niente pelliccia e niente armi, l'unica difesa che abbiamo inventato è la corteccia cerebrale. Ma non bastano immaginazione e furbizia per proteggersi, è il branco fa la forza. E quindi fin da sempre l'essere umano come tutti i primati si è raggruppato in branchi o famiglie di individui più o meno imparentati per affrontare insieme le avversità e sostenersi a vicenda.



Ma la corteccia cerebrale ha subito negli ultimi 200 anni una pressione senza precedenti. La rivoluzione industriale e quella tecnologica hanno trasformato la società ad una rapidità esponenziale. Due secoli sono pochi secondi rispetto alla velocità d'adattamento biologica di cui siamo capaci. La nostra biologia, il nostro cervello inconscio sono esattamente gli stessi di una persona del medioevo. Ma la quantità di informazione, di stimoli, di gusti, odori, rumori è cosi tanto più vasta oggigiorno che personalmente credo sia ammirevole che non ci siano molte più persone non-funzionali.


O forse ci sono, ma come cura al loro malessere hanno scelto un metodo così banale e consumista che come società preferiamo condannarli per la loro scelta invece di ricercarne le cause. Negli ultimi decenni lo spazio occupato dal corpo delle persone e aumentato drasticamente. Le statistiche sono chiare. Anche se molto lentamente la pressione della società sull'apparenza specialmente delle donne viene ora occasionalmente messa in giudizio, ma sebbene sono sicura che sia la causa di tanto dolore e sofferenza, sono anche convinta che per molte persone la causa principale del sovrappeso è dovuto all'utilizzo del cibo come sostituto al nutrimento emotivo più che quello fisico.



pict from professionallyspeaking.net

La gente è sola. La gente si sente disconnessa. La gente ha bisogno di aiuto per stare bene, e le sostanze legali che hanno il miglior effetto sul cervello sono lo zucchero e l'associazione grasso-sale (tipo patatine e salatini). E io sono convinta che il manco di connessione tra individui sia alla base della nostra epidemia di sovrappeso. La vita è dura, la vita è difficile, ma la società ti fa credere che se vuoi, puoi. Ti fanno credere che se non riesci a fare qualcosa è perché non sei abbastanza, non hai studiato abbastanza, non ti sei applicato abbastanza. Che se la tua agenda non è strapiena di programmi e il tuo cv strabordante di successi allora non meriti. E quindi ci spingiamo oltre, ben al di là delle nostre capacità personali, mirando ad un miraggio di onnipotenza. E l'unica distrazione certa e fedele che troviamo allo sforzo straordinario è il rifugio nel cibo.


Forse è una mia condizione personale, ma onestamente non credo proprio. Credo che tanti come me gioverebbero di una vita messa a freno. Rallentare per trovare il tempo di essere. Il tempo di incontrare gente, di parlare, di creare relazioni e mantenerle. Di elaborare la valanga d'informazione e stimoli a cui siamo costantemente sottomessi. Il dramma quotidiano dell'esistenza non può essere affrontato in solitudine, perché il manco di confronto crea solitudine, estremismo, ignoranza e tanta tanta ansia sociale.



Coerente a tutti gli altri problemi maggiori attuali della società, credo che la soluzione sia un radicale ripensamento del nostro stile di vita. Individualmente possiamo trovare alternative che aiutano temporaneamente ad andare avanti, ma che costano energia mentale e tempo e anche soldi che non sono accessibili a tutti. La gente sta male. Io sto male. E quando passiamo il tempo a combattere per sopravvivere, che differenza abbiamo dall'umanoide Lucy vissuto 3.2 milioni di anni fa?


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